Cultura

L'escludibilità della politica

I politici: a chi parlano?

I politici: a chi parlano?

Questa settimana la discussione politica è stata condizionata dal posizionamento delle centraline elettriche decise dall’amministrazione Santarelli e dalle rimostranze personali di alcuni consiglieri. Problemi, a ben vedere, molto marginali rispetto alla triste condizione sociale ed economica della città, tanto che viene da chiedersi: ma la politica che cosa fa? L’impressione è che guardi ben poco alla complessità del bene comune (per esempio il depotenziamento dell'ospedale) e molto a dinamiche attinenti al proprio interesse. Il solito solipsismo, le solite schermaglie, il solito non percepire l’efficienza e l’equità di un giudizio credibile. Si guarda alle centraline elettriche, ma non ad un piano urbanistico del traffico che manca come il pane: c’è un senso razionale in tutto questo? La sinistra consiliare e non solo, è in attrito, ben lontana dal pensare ad una riconciliazione perché si formi un soggetto politico finalmente coeso. La destra è scomparsa. Pei il resto prevale il principio di escludibilità: ci si parla addosso tra addetti ai lavori, senza costrutto, mentre Fabriano affonda nelle secche della disoccupazione e nell’abbandono del comprensorio da parte dei giovani. La politica è molto più competitiva che solidale. Non produce modifiche, non stabilizza, tanto che chi la esercita sembra non cerchi più la verità, ma un privilegio. Il politico, a Fabriano è volto a dimostrare che il suo competitore risulta inadeguato o incapace, ma la gente non recepisce nulla di costruttivo. In una scala prioritaria di valori, c’è una tale confusione che sfugge di mano anche ciò che apparentemente dovrebbe sembrare una vocazione, una missione da parte di chi fa politica. Cercare soluzioni, appunto, per il bene comune. La maggioranza rimane maggioranza, la minoranza, minoranza. Due fazioni opposte, per cui l’altro sbaglia sempre. Qualcuno disse che l’umiltà non rende indifferenti. Anzi, lascia posto a ciò che è virtuoso, purché non sia invadente, tronfio, arrogante. La persona umile può apprezzare l’abilità di un giocoliere, la gentilezza del barista, il gioco di un bambino, il sorriso di un ragazza, la cura dell’insegnante (Francesco Alberoni, ndr). La politica, oggi, non vede più niente, non ascolta, non si muove all’unisono. Il nuovo suscita sempre paura, fino al punto che lo scontro è diventato perfino generazionale. Tempi foschi dalle nostre parti…