Cultura

I giovani, il welfare abitativo e la presa in cura degli spazi

I giovani oggi

I giovani oggi

La mappa della condizione giovanile fabrianese, nella ricerca sociale condotta dal team di ricerca per il progetto Face the work dell’Università di Urbino commissionato dall’amministrazione comunale guidata dal sindaco Gabriele Santarelli, ci pone su un patto d’argento molte occasioni per riflettere. Al centro le politiche locali, l’auto-percezione dei giovani e il contesto di fondo, nonché l’organizzazione del lavoro. E’ sconfortante verificare come le parole, aggettivi o sostantivi, che identificano le persone più giovani, sono: svogliati, precarietà, sfiduciati, apatici, disorientati, confusi. I nostri giovani mancano di motivazione ed entusiasmo, hanno paura del futuro, dimostrano poca intraprendenza e coraggio. Prevale rabbia, ribellione. La percezione è dello svantaggio e della poca attenzione riservata loro da parte delle fasce più mature e anziane della popolazione. Si riflette nel consenso maggioritario secondo cui la generazione dei giovani può contare su minori opportunità rispetto a quella dei loro genitori. Dal punto di vista della condizione abitativa emerge una marcata dipendenza dei giovani dal loro nucleo familiare d’origine: più della metà del campione della survey vive insieme alla famiglia d’origine. Altro fattore che emerge è l’insoddisfazione verso il proprio lavoro, soprattutto per quanto riguarda la stabilità. Dal report viene a galla la necessità di contrastare la precarietà con un approccio integrato al lavoro e al welfare abitativo. Su questo versante gli enti locali possono fare molto specie dal punto di vista del social housing: vale a dire l’evoluzione delle politiche abitative indirizzate a un largo spettro di popolazione in stato di bisogno. Si tratta di stimolare quei servizi che permettono una maggiore accessibilità all’indipendenza. Quindi affrontare il mismatch tra formazione e lavoro, sondando i fabbisogni formativi sul lato della domanda e sul lato dell’offerta di lavoro al fine di orientare percorsi di formazione e di inserimento in azienda nelle direttrici risultanti dall’analisi. Face the work si occupa anche di progettualità culturali e di presa in cura degli spazi. Ad esempio si potrebbero proporre in gestione ad associazioni giovanili, spazi pubblici inutilizzati o favorire dei meccanismi di messa a disposizione di spazi commerciali vuoti (anche al fine di una riqualificazione urbana).