Cultura

La profezia della Chiesa e il ruolo di don Stefano Russo

Don Stefano Russo

Don Stefano Russo

La Chiesa italiana, per la crescita della comunità ecclesiale, si rafforza anche mediante il contributo della nostra città e della nostra diocesi. Monsignor Stefano Russo, Vescovo di Fabriano-Matelica, notoriamente un tipo riservato che non ama la vetrina e i riflettori, è stato nominato segretario generale dei Cei direttamente da Papa Francesco. Lo conosciamo come un uomo rigoroso, affabile, colto, che calibra i suoi interventi in modo succinto, che preferisce agire sotto tono lasciando ai fatti il senso della sua azione e della sua testimonianza tra la gente. La scelta di Papa Francesco dimostra che la Chiesa di periferia è un nodo centrale per il pontefice, esattamente come il senso della marginalità che lo ha sempre contraddistinto. Marginalità intesa anche come luoghi non centrali per il Vaticano. Di Buenos Aires, Bergoglio amava i sobborghi, gli ultimi che vivevano in case diroccate, in catapecchie. Da Papa, ha dimostrato che non è solo Roma o la metropoli il viatico per annunciare la strada maestra, la via pastorale, la sua missione. Ecco che un Vescovo di provincia sale in quello scranno che è stato definito tra i tre ruoli più importanti della Chiesa nel mondo: una sorta di trinità, ha commentato don Stefano Russo (come lo chiamiamo noi), della quale è interprete e per la quale si mette a disposizione. Leggiamo sul sito del quotidiano “Avvenire” che gioia, soddisfazione, impegno alla collaborazione sono le affermazioni che  associazioni, movimenti e realtà ecclesiali della penisola hanno utilizzato per salutare  la nomina di Russo a segretario generale della Cei. Colpiscono le parole del Papa, che sembra sempre controcorrente rispetto ad una società stereotipata, superficiale, senza più valori educativi da trasmettere, schiacciata sul presente e priva di attenzione per le fasce più deboli, per i giovani intesi come categoria. Pensiamo al nostro Vescovo nel suo nuovo ruolo accompagnandolo con i moniti del Papa ripresi da “L’Osservatore Romano” nell’aprile del 2018. In una meditazione mattutina nella cappella della Domus Sanctae Marthae ha affermato con puntiglio: “La Chiesa ha bisogno che tutti noi siamo dei profeti, cioè uomini di speranza, sempre diretti e mai tiepidi, di piangere insieme se necessario. Il profeta autentico non è un annunciatore di sventure o un giudice critico e nemmeno un rimproveratore per ufficio. Piuttosto è un cristiano che risana le radici e l’appartenenza al popolo di Dio”. Auguri, don Stefano.