Cultura

La politica e il conto che si paga: parla Francesco Merloni

Francesco Merloni

Francesco Merloni

Concita De Gregorio lo definisce un uomo dalla memoria prodigiosa e intatta. Lunedì 9 aprile, su “Repubblica”, a pagine 7 campeggia un’intervista all’industriale fabrianese Francesco Merloni, con una fotografia che lo immortala il giorno del suo compleanno al fianco dei collaboratori dell’azienda che produce caldaie per un fatturato di un miliardo e mezzo l’anno. Le fabbriche sono nei cinque continenti e il patron di Ariston Thermo si sofferma specialmente a parlare di politica. Un’intervista schioppettante, nella quale emerge la verve dell’uomo, il pungolo ai politici di vecchio corso, un plauso al Movimento 5 Stelle locale, una reprimenda, dura, a Matteo Renzi e a Massimo D’Alema. Piacevoli gli aneddoti di chi sa guardare le cose con spirito libero e senza avere peli sulla lingua. A 18 anni Francesco Merloni non si presentò alla Repubblica di Salò e arrestarono la madre, perché in casa non c’era neanche il padre, il fautore dell’impero industriale che iniziò vendendo bilance. “Renzi è capacissimo negli autogol”, dice Francesco Merloni. “Intelligente, decisionista, svelto. Troppo svelto”. Se non si attenuano gli impulsi non si va lontano, come se si ha paura di chi potrebbe fare ombra. Il ricordo va al padre Aristide: “Mi diceva sempre di circondarmi di competenze più alte della mia”. Ecco la saggezza del vecchio politico che sa leggere le carte. “E’ fatale la qualità della rappresentanza”. Del resto come nelle aziende: se non ci sono persone valide si rischia il fallimento. A Concita De Gregorio Francesco Merloni dice che solo il Movimento 5 Stelle, nella sua Fabriano, è andato tra la gente, nelle frazioni. E insiste: “Gli altri erano tutte congreghe che si parlavano e si promettevano il voto tra loro”. Quindi il riferimento a Berlusconi, alle vacanze in Sardegna, al suo passato di democristiano prima che di socialista, agli incontri con Arnaldo Forlani, all’acquisto di un aereo in comune con il cavaliere. Che quando lo ristrutturò fece inserire lo stemma del biscione. Finì che l’aereo se lo tenne lui. Il cinismo di D’Alema, che invitava Carlo Azeglio Ciampi a fare il Presidente del Consiglio, salvo farsi eleggere lui stesso il giorno dopo, è un altro punto saliente dell’intervista. Francesco Merloni non dimentica i passaggi epocali della seconda Repubblica, lui che è stato due volte Ministro dei Lavori Pubblici con Ciampi e Amato. “Se non sai fare politica nell’interesse di tutti, il conto prima o poi arriva”. Una freschezza e un lungimiranza tra le cui pieghe non manca il retroscena, il sottinteso, l’allusione. Accettare la sconfitta, da parte del Pd, significa ammettere impulsività e cinismo, ingredienti altamente sconsigliati. Quindi la necessità di ripartire da capo, perché la ruota gira. Francesco Merloni rimane quello di sempre, un giovane. Avere 92 anni solo all’anagrafe: è come quei centrocampisti che dettano le linee del gioco stando nelle retrovie. In azienda e anche in politica, immaginiamo. Da Fabriano a Roma, nel mondo, torna a bussare. Anche con un pizzico di nostalgia quando dice: “La Dc era una grande casa, si faceva formazione negli anni, a partire dai quartieri”.